
La destinazione del TFR rappresenta una questione strategica non solo per i lavoratori, ma anche per le imprese. Si tratta di una scelta con profonde implicazioni finanziarie, amministrative, contributive e fiscali, che restano centrali anche quando sussiste l’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria INPS, un ambito peraltro al momento interessato da importanti evoluzioni.
In questo articolo analizzeremo innanzitutto il funzionamento del TFR e i meccanismi che regolano l’obbligo di destinazione alla Tesoreria INPS qualora i lavoratori scelgano di mantenere la liquidazione in azienda.
Vedremo poi come il coinvolgimento del fondo pensione nella gestione del TFR possa trasformarsi in una leva per attrarre e fidelizzare i migliori talenti.
Infine, esamineremo le procedure operative per gestire correttamente il passaggio dall’opzione del TFR in azienda (e dunque alla Tesoreria) alla scelta del versamento alla previdenza complementare.
Il TFR non è solo un costo, è una scelta strategica
Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), storicamente noto come “liquidazione”, rappresenta una quota della retribuzione accantonata progressivamente e corrisposta in un’unica soluzione al termine del rapporto di lavoro (per pensionamento, dimissioni o licenziamento). L’importo accantonato è pari al 6,91% della retribuzione lorda: semplificando, ogni anno viene messo da parte l’equivalente di circa una mensilità.
Per l’impresa, la destinazione di queste somme ha un impatto rilevante e segue regole differenziate in base alle dimensioni aziendali:
- aziende con meno di 50 dipendenti: il TFR può restare fisicamente in azienda o essere conferito a un fondo pensione, a seconda della scelta del lavoratore;
- aziende con 50 o più dipendenti: dal 2007, il TFR maturando deve essere obbligatoriamente versato al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS, riducendo la liquidità immediata dell’impresa.
Quanto finora esposto riguarda la vecchia normativa, in vigore fino al 31 dicembre 2025, che peraltro aveva dei criteri statici di determinazione del numero di dipendenti:
- la media dei dipendenti nel primo anno di attività, in caso di aziende di nuova costituzione a partire dal 1° gennaio 2007;
- il numero di dipendenti rilevato al 31 dicembre 2006, per le aziende preesistenti.
Tuttavia, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto novità sostanziali su entrambi i fronti. Dal 1° gennaio 2026, si amplia la platea delle imprese soggette all’obbligo di versamento alla Tesoreria INPS, includendo anche chi raggiunge la soglia dei 50 dipendenti negli anni successivi all’avvio dell’attività. È previsto inoltre un regime transitorio: l’obbligo riguarda le aziende con almeno 60 dipendenti nel biennio 2026-2027, scende a 50 dal 2028 al 2031 e si estenderà a chi ne ha almeno 40 a partire dal 2032.
Parallelamente, dal 1° luglio 2026, per i neoassunti del settore privato entrerà in vigore il meccanismo del silenzio-assenso per la destinazione del TFR. Se il lavoratore non esprime una scelta entro 60 giorni dall’assunzione, il TFR confluirà automaticamente nel fondo pensione previsto dal contratto collettivo aziendale.
In questo scenario in continua evoluzione, per l’imprenditore il TFR non può più essere considerato una semplice voce passiva. Comprendere la destinazione di queste somme e attivare i percorsi corretti può generare vantaggi concreti per la stabilità e il bilancio aziendale.
TFR al Fondo Pensione: i vantaggi competitivi per l’impresa
La normativa italiana prevede un insieme di misure compensative a favore delle aziende i cui dipendenti destinano il TFR alla previdenza complementare. Si tratta di vantaggi concreti che rendono questa scelta spesso più conveniente rispetto alla gestione interna o al versamento in Tesoreria.
Esonero dalla gestione e dal rischio di rivalutazione
Quando il TFR confluisce in un fondo pensione, l’azienda viene esonerata dagli oneri legati alla gestione dell’accantonamento, poiché non deve più:
- gestire i versamenti periodici al Fondo di Tesoreria INPS;
- calcolare annualmente la rivalutazione delle quote;
- versare l’imposta sostitutiva sulla rivalutazione stessa.
Ricordiamo che il datore di lavoro è tenuto a rivalutare il TFR rimasto in azienda con un tasso fisso dell’1,50% più il 75% dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Poiché questo calcolo si applica sull’intero montante accumulato (comprensivo delle rivalutazioni precedenti), il debito cresce in modo composto. In periodi di alta inflazione, come accaduto recentemente, tale onere può diventare gravoso e difficile da pianificare per il bilancio aziendale.
Deduzione fiscale dal reddito d’impresa
Le aziende possono dedurre dal reddito d’impresa un importo pari al 4% del TFR versato annualmente al fondo pensione; tale percentuale sale al 6% per le imprese con meno di 50 dipendenti.
Questa misura abbatte direttamente l’imponibile IRES, generando un risparmio fiscale immediato.
Riduzione degli oneri sociali
Sono previsti inoltre specifici sgravi contributivi per ogni dipendente che conferisce il TFR alla previdenza complementare:
- uno sgravio dello 0,28% della retribuzione lorda;
- l’esonero dal versamento dello 0,20% destinato al Fondo di Garanzia INPS.
Applicati all’intero monte retributivo, questi risparmi producono un beneficio economico ricorrente che incide positivamente sul costo del lavoro.
La tabella seguente offre una sintesi immediata delle principali differenze tra le due destinazioni, dal punto di vista dell’impresa. Per avere un dato chiaro del risparmio per l’azienda, Fondo Gomma Plastica rende inoltre disponibile un simulatore dedicato.
| Tesoreria INPS | Fondo Pensione | |
|---|---|---|
| Rivalutazione annua | Obbligatoria: 1,5% + 75% inflazione (a carico dell’azienda) | Nessuna rivalutazione a carico dell’azienda |
| Deduzione fiscale (IRES) | Non prevista | 4% del TFR versato (6% sotto i 50 dipendenti) |
| Contributo Fondo di Garanzia INPS | Dovuto: 0,20% della retribuzione | Esonero nella stessa percentuale del TFR conferito |
| Oneri sociali (contributi minori) | Dovuti integralmente | Riduzione dello 0,28% sulla retribuzione dei dipendenti conferenti |
| Gestione amministrativa | Calcoli annuali, liquidazioni, CU, imposta sostitutiva | Versamento mensile al fondo, adempimenti semplificati |
Il quadro complessivo mostra come, per la maggior parte delle imprese, il fondo pensione non rappresenti un costo aggiuntivo, ma una riorganizzazione vantaggiosa della gestione del TFR.
Fondo pensione per attrarre e trattenere i talenti
Oltre ai vantaggi fiscali e gestionali, la previdenza complementare riveste una dimensione strategica fondamentale come strumento di welfare aziendale.
Promuovere attivamente l’adesione dei dipendenti comunica che l’azienda non si limita a retribuire il lavoro presente, ma investe nel futuro delle proprie persone. Questo approccio contribuisce a creare un clima interno positivo, rafforzando il senso di appartenenza e riducendo il turnover, una voce di costo spesso sottostimata, specialmente nelle PMI.
Dal punto di vista del lavoratore, il beneficio è concreto e misurabile:
- TFR in azienda: al pensionamento viene tassato con aliquote IRPEF (attualmente tra il 23% e il 43%);
- TFR nel fondo pensione: gode di una tassazione agevolata che varia tra il 15% e il 9% in base agli anni di iscrizione. Un risparmio che, nell’arco di una carriera, può valere migliaia di euro.
Un ulteriore elemento di valore è il contributo datoriale. Se il dipendente versa il contributo volontario minimo previsto dal contratto, l’azienda è obbligata a versare la propria quota. Per il lavoratore questo è percepito come un aumento retributivo immediato, ma per l’azienda il costo è decisamente contenuto:
- l’aliquota contributiva ordinaria INPS (23,81%) viene sostituita da un contributo di solidarietà del 10%;
- sia il contributo versato al fondo che il contributo di solidarietà sono interamente deducibili dall’imponibile IRES.
In un mercato del lavoro sempre più competitivo, l’impresa che si posiziona come “partner previdenziale” dei propri collaboratori acquisisce un vantaggio distintivo, trasformando un obbligo contrattuale in un potente fattore di attrazione e fidelizzazione dei talenti.
Come gestire il passaggio: step pratici per l’imprenditore
Decidere di orientare i dipendenti verso il fondo pensione è solo il primo passo. La gestione operativa richiede azioni precise e un coordinamento efficace tra le diverse figure coinvolte.
Comunicazione ai dipendenti e raccolta delle scelte
Dal 1° luglio 2026, l’azienda è obbligata a fornire ai nuovi assunti la documentazione informativa sulla previdenza complementare.
Entro 60 giorni (non più 6 mesi come in passato), il lavoratore deve esprimere la propria scelta; in assenza di comunicazioni, scatterà il meccanismo del silenzio-assenso e il TFR verrà destinato automaticamente al fondo pensione contrattuale.
È fondamentale che questa comunicazione sia chiara e accessibile, affinché i lavoratori decidano in modo consapevole.
Il ruolo del consulente del lavoro
Il consulente del lavoro è la figura di riferimento per verificare la corretta applicazione delle misure compensative, gestire i flussi di versamento e assicurare la corretta archiviazione dei moduli di adesione o rinuncia.
È il professionista in grado di calcolare il vantaggio fiscale specifico per l’azienda, parametrato sul numero di dipendenti e sul monte retributivo, garantendo la conformità alle nuove soglie dimensionali introdotte per il Fondo Tesoreria.
Monitoraggio dei flussi finanziari
Una volta avviato il conferimento al fondo, l’azienda deve garantire la puntualità dei versamenti. Per il Fondo Gomma Plastica, la procedura standard prevede:
- l’invio della distinta di contribuzione telematica (tramite l’Area Riservata Aziende) entro il 10 del mese successivo a quello di competenza delle retribuzioni;
- l’esecuzione di un unico bonifico, con valuta e disponibilità per il Fondo, entro il 16 del mese.
Il mancato rispetto di queste scadenze può comportare sanzioni e interessi di mora. L’evoluzione normativa del 2026, i cambiamenti nel personale rendono necessario un aggiornamento periodico delle analisi aziendali per continuare a beneficiare appieno dei vantaggi disponibili.
Messaggio promozionale riguardante forme pensionistiche complementari. Prima dell’adesione leggere la Parte I “Le informazioni chiave per l’aderente” e l’Appendice “Informativa sulla sostenibilità” della Nota Informativa disponibili sul sito.







